| Lenti spessorate
(A. Manganotti)
In questi ultimi anni sono comparse delle lenti così dette spessorate, costituite da un unico materiale, in genere un comune idrogel tornito in sede centrale con spessori inusuali molto più elevati. La tecnica costruttiva di queste lenti non è differente da quella di qualsiasi lente a contatto idrofila tornita a secco. È quindi possibile progettare la lente sferica, a toricità interna policurva o asferica. Inoltre il confort di queste lenti è molto simile a qualsiasi altra morbida tornita.
Il vantaggio di avere uno spessore centrale più alto è quello di regolarizzare, almeno in parte, la superficie esterna in modo maggiore rispetto a lenti sottili che, invece, la ricalcano quasi completamente. Questo aspetto è noto da sempre e viene sfruttato con lenti normali anche per correggere piccole toricità limitate al centro della cornea, come nel caso di moderati astigmatismi ipermetropici.
La costruzione di lenti con la zona ottica molto più spessa esalta questo vantaggio. La principale indicazione delle lenti spessorate, è rappresentata da quelle cornee lievemente e mediamente irregolari per la presenza di astigmatismi non assosimmetrici come il cheratocono. Di particolare interesse in questo campo sono le lenti inglesi RX Cheratoconus della IGEL distribuite in Italia dalla T.L.C.
Per ulteriori approfondimenti sulle lenti spessorate nel cheratocono, vedi il capitolo dedicato nella sessione del cheratocono.
I limiti di queste lenti sono legati alla bassa trasmissibilità all’ossigeno T=DK/L (dove lo spessore “L” la fa da padrone). Il rischio di ipossia al porto protratto è molto alto. Inoltre, gli spessori centrali elevati producono maggiori movimenti della lente all’ammiccamento e in caso di toricità un’importante fluttuazione del visus per dislocazione della lente. L’alternativa è fare una lente stretta incorrendo ad un peggioramento dell’ossigenazione corneale.
Molti laboratori hanno intrapreso la produzione sperimentale di queste lenti, ma solo alcuni hanno il prodotto in vendita. Fra questi la OptoKontact KL che produce la SOFT KER una lente in Benz-glicerina a spessore centrale variabile (indicativo base di 0,32 mm.), tornita di ricetta con geometria tetracurva, ottenibile anche a Rb molto bassi.
La geometria multicurva, dovrebbe permettere un ricambio lacrimale sufficiente ad evitare grossi problemi di ipossia corneale. Viene indicata nei cheratoconi anche avanzati intolleranti alle rigide.
Per l’applicazione è necessario un set di prova con vari raggi base. La valutazione applicativa ricalca quella di qualsiasi morbida tornita, ricordandoci che un corretto movimento all’ammiccamento e una buona dinamica al test di spinta, sono in questi casi d’estrema importanza. In caso di astigmatismi residui significativi, si può aumentare lo spessore centrale della lente anche se a discapito della trasmissibilità all’ossigeno.
Questa tipologia di lenti, essendo realizzabile in tornitura computerizzata, consente ai laboratori attrezzati la realizzazione di qualsiasi ricetta, lasciando una grande possibilità correttiva. Infatti, alcune ditte sfruttano con successo particolari toricità interne, che permettono di correggere cilindri anche alti senza raggiungere spessori molto elevati.
E' il caso della lente a contatto morbida della Safilens, si chiama CARRERA AC, che sfrutta la sua capacità di sfericizzare la cornea, compensando così l'astigmatismo corneale grazie a due zone prismatiche a spessore variabile, che si posizionano per aderenza sull'asse più curvo della cornea. È quindi una torica morbida senza prismi di bilanciamento periferici, ma solo “spessorata in toricità” al centro. Il risultato pratico è quindi quello di compensare l'astigmatismo fino a 2 D., senza l'asse di riferimento preciso e senza il valore del cilindro. Si lavora solo sul valore sferico della lente.
La ditta consiglia un range applicativo per astigmatismi da –0,75 a –2,00, solamente secondo regola (da 20° a 160°). Produce la lente con potere ottico da -0.50 a -6.00 D. Per definire l’esatto potere della lente, è necessario un set di prova. La lente (costruita in Methafilcon A, 55% di H2O) ha una geometria definita biprismatica con Rb 8,70 mm. ed un diametro di 14.50.
Il vero passo avanti avverrà quando si potrà progettare la correzione, non solo dei difetti sferici e cilindrici, ma anche le aberrazioni di grado maggiore indotte dagli astigmatismi irregolari, direttamente sull’ottica della lente. Il progetto, per altro in fase oramai di collaudo, implica un link informatico fra l’abberrometro corneale ed il tornio che costruisce la lente in tornitura. Ovviamente sarà necessario stabilizzarla, evitando le rotazioni, con una toricità periferica ed eventuali prismi di bilanciamento, ma gli spessori centrali non saranno sicuramente mai troppo elevati come nelle classiche lenti spessorate.
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